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1811
Giacomo, da autodidatta, studia sui libri della biblioteca paterna l'ebraico, il francese, l'inglese, lo spagnolo. Traduce l'Ars poetica di Orazio. Scrive la tragedia La virtù indiana.
1812
Scrive la tragedia Pompeo in Egitto; compone e traduce Epigrammi.
1813
Nasce il fratello Pier Francesco. Scrive la Storia dell'astronomia. Ottiene la licenza paterna di leggere i libri messi all'indice.
1814
Compone la Dissertazione sopra l'origine e i primi progressi dell'astronomia; traduce e commenta la Vita di Plotino di Porfirio. Dal greco traduce ancora gli Scherzi epigrammatici e stende i Commentarii de vita et scriptis rhetorum quorundam qui secundo post Christum saeculo vel primo declinante vixerunt. Inizia i Fragmenta patrum secundi saeculi, incompiuti.
1815
Compone In Julium Africanum, il Saggio sopra gli errori popolari degli antichi, l'Orazione agli italiani, in occasione della liberazione del Piceno. Traduce gli Idilli di Mosco e la Batracomiomachia pseudomerica, che conoscerà un nuovo volgarizzamento sullo scorcio del 1821 e l'inizio del 1822 e poi ancora nel 1826.
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