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Data e ora di inserimento: (01-08-2005, 10:15:18)

Clicca per visualizzare le immagini associateSono usciti per le Edizioni Sparton di Napoli due volumi, Il colle d’Antela e Cielo senza stelle a cura di Enrico Renna, che raccolgono le traduzioni di poesie e di prose di Leopardi in latino e in greco. Il lavoro fatto da Enrico Renna, professore di latino e greco al Liceo “Panzini” di Napoli è di grande pregio e importanza. Ottimo conoscitore dei classici, già dottore di ricerca e studioso con il professor Marcello Gigante dei papiri ercolanesi, Renna ha ricercato le migliori traduzioni che dall’Ottocento in poi illustri cultori delle lingue classiche hanno fatto dei Canti, delle Operette morali, dei Pensieri e di altre prose, un lavoro accurato realizzato senza rumore, ma con specifica competenza. Il suo riferimento più importante è stata la Scuola dell’Università di Bologna dove il professore Giovanni Battista Gandino nei famosi giovedì dedicati alle traduzioni e il suo continuatore Giovanni Battista Pighi hanno realizzato le più felici versioni in lingua latina. Splendida quella di Gandino dell’Elogio degli uccelli, così lodata da far pensare a uno scambio con lo stesso Leopardi. Ben tredici sono le versioni dell’Infinito. Accanto a quella del Pighi (Semper cara mihi collis deserta fuerunt), s’impone quella di Tom Smerdel (Semper cara mihi fuit huius collis solitudo) e va ricordata quella in greco di Olindo Pasqualetti. Una curiosità la presenza tra i traduttori in greco dell’inglese Richard Jebb, ammiratore di Leopardi, che insegnò a Cambridge dal 1875 e che tradusse Sopra il Monumento di Dante. Particolarmente poetica la traduzione del Passero solitario di Vincenzo Trapanese in distici elegiaci ( Antiquate turris, passer, sub vertice solus / Rure canis viridi, dum micat hora diei:). L’utilità di questa operazione, sostenuta anche dal Centro studi leopardiani, va riferita non solo alla figura eccezionale di filologo e di conoscitore della classicità di Giacomo Leopardi, in cui il mondo classico era così radicato da costituire un habitus mentale indistruttibile, ma anche ad una richiesta che sentiamo emergere, nonostante i tempi apparentemente contrari, di riaffermazione dei modelli del mondo culturale su cui poggia la nostra civiltà.
D.Donati


PREFAZIONE


Il lavoro di Enrico Renna merita ogni attenzione, perché non solo raccoglie le traduzioni in latino e in greco delle opere di Giacomo Leopardi, ma anche ampie notizie bio-bibliografiche dei traduttori, che rispondono tra l’altro a nomi famosi, quali Giovanni Battista Pighi, Ton Smerdel, Giovanni Battista Gandino, archegeta dei successivi traduttori italiani. Sono due volumi, uno di poesia l’altro di prosa. Quello di poesia ha come titolo Sul colle d’Antela tratto dal v. 77 della canzone All’Italia di Leopardi. Antela, la celebre località dove tentarono l’ultima resistenza gli spartani superstiti di Leonida e dove risuonò la voce di Simonide di Ceo, fa pensare che forse le traduzioni in latino dei Canti leopardiani non moriranno mai come quella schiera di spartani. Il volume presenta ventinove canti leopardiani, ventisette tradotti in lingua latina, due in quella greca, talvolta in più versioni, cosa che permette analisi comparative.
Per quanto riguarda la traduzione di tre canzoni (All’italia, Sopra il monumento di Dante, Ad Angelo Mai) fatta dal canonico Ignazio Guerrieri di Fermo, abbiamo un piccolo carteggio tra il traduttore e Giacomo Leopardi, che Enrico Renna molto opportunamente cita. La lettera di Leopardi del 29 ottobre del 1821 è cortese, ma non entusiastica, e riporta, come afferma Alvaro Valentini (Leopardi. L’io poetante, Roma, Bulzoni, 1983, pp. 169-189), certe espressioni forse venate di ironia: «Ammaestrare le mie canzoni», «col nuovo abito facciano più bella comparsa», e scatto di nervi «parecchi falli del copista E...] negligenze della punteggiatura». L’opera del Guerrieri, probabilmente, andava ad urtare contro le idee, che Leopardi stava maturando a proposito della traduzione nella seconda metà di ottobre 1821 periodo in cui ricevette la lettera del Guerrieri. In realtà la versione del canonico di Fermo non è nulla di eccezionale, ha decoro, dice Valentini, ma non profondità, ha una sua eleganza, ma non l’inventiva. Ma la funzione del latino è quella di nobilitare, vestendoli, i pensieri, e bene ha fatto Enrico Renna a condurre la sua ricerca e a costruire questa antologia con intelligenza, curiosità e pazienza.
Il secondo volume ha come titolo Il cielo senza stelle, tratto dall’inizio dell’operetta morale Storia del genere umano, che crea un senso di evocazione mitica. Nell’introduzione Enrico Renna ricorda che la traduzione in lingua latina da scrittori italiani è legata ad una data ben precisa il 1873: infatti in quell’anno, era ministro Cesare Correnti, «si passò dalla composizione latina su un tema dato» a una versione in latino di un passo di un autore classico italiano, prassi che è stata accantonata a seguito dei programmi di latino emanati con la circolare ministeriale del 20 marzo 1967. Questa decisione avrebbe trovato una fiera opposizione in Monaldo Leopardi, il quale nell’Autobiografia afferma
che «la Lingua Latina, se non per altro, dovrebbe venire apprezzata sommamente, e coltivata diligentemente perché è la Lingua della Chiesa Cattolica [...] deve impararsi perché contiene una quantità di bellezze tutte sue proprie che non si trovano e non si troveranno mai in veruna delle Lingue viventi e chi non è al caso di gustarle è privo e sarà sempre privo di una Fonte abbondantissima di diletti [...] deve studiarsi perché le regole grammaticali che servono ad apprenderla servono anche successivamente ad apprendere ogni altra Lingua, perché nella Grammatica s’include molta Logica e si va con essa aprendo la mente dei Fanciulli, e perché la disposizione, le frasi, e i modi bellissimi della lingua latina servono con molta utilità a formarsi il gusto e lo stile nelle altre lingue, e segnatamente nella Lingua Italiana».
Giacomo Leopardi comunque non ha avuto molte traduzioni della sua produzione in prosa nel corso dell’Ottocento, perché ha incontrato severi censori della sua “filosofia”, come ricorda Enrico Renna, parlando di Ludovico Passarini. Inoltre non era noto lo Zibaldone.
I due volumi hanno richiesto un lungo lavoro di ricerca, per il quale l’Autore si è avvalso anche della Bibliografia leopardiana.
Quindi dopo le opere di Leopardi tradotte nelle maggiori lingue del mondo ed anche in quelle di paesi che solo di recente si stanno aprendo a Leopardi quali la Thailandia, l’Iran e Cuba, perché la sua poesia e il suo pensiero appartengono all’umanità, ora abbiamo queste due raccolte di traduzioni in latino e in greco, nelle lingue, che, come recita la Proposta di Risoluzione sul “Latino in Europa”, che ho presentato all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa circa venti anni fa, sono un bene culturale. Come tale «esso è elemento di dialogo tra le generazioni, e di comprensione della realtà in cui viviamo, dall’architettura delle nostre città ai nostri costumi, dai nostri musei all’ispirazione dei nostri poeti» ed è uno dei simboli delle comuni radici dell’Europa.

FRANCO FOSCHI
Pres. CNSL

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