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L'infinito nel mondo
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Data e ora di inserimento: (24-06-2019, 10:04:40)

Clicca per visualizzare le immagini associateLeopardi è tornato a Pisa
Per i 200 anni dell’«Infinito» letture, incontri, lezioni a cura degli allievi della Normale Adriano Prosperi: «Questa città gli apparve viva, aperta al mondo. Qui ha lasciato tracce di affetto»

CORRIERE FIORENTINO Di Edoardo Semmola
Sopra il ritratto di Giacomo Leopardi di S. Ferrazzi, sotto la targa sul Lungarno nei pressi del Caffè dell’Ussero
Il mondo dorme. E si è fatto leggero. Atlante teme che sia morto e che presto possa infettarlo col suo puzzo. Ercole invece vorrebbe svegliarlo, a suon di colpi di clava magari.
È così, proseguendo in un serrato botta e risposta, che Giacomo Leopardi ci forniva la sua pessimistica visione della progressiva morte delle idee in una società sempre più ripiegata su se stessa tra pressappochismo e ignoranza. Leopardi rappresentava così il suo tempo, in questa operetta del 1824 dove il semidio Ercole vorrebbe aiutare il titano Atlante a reggere il mondo. Un dialogo che oggi alle 18 a Palazzo Roncioni, sede della casa editrice Ets sul lungarno pisano, rivivrà nelle parole e nell’interpretazione di Adriano Prosperi e Roberto Barzanti. Lo storico normalista interpreterà Ercole mentre l’ex sindaco di Siena ed editorialista del Corriere Fiorentino sarà Atlante. Sono due dei più illustri tra i 300 lettori che per due settimane rendono omaggio a Leopardi nel doppio centenario de L’Infinito. Nella città che più di tutte le altre seppe accogliere il poeta di Recanati. Questo ciclo di eventi aperti al pubblico e gratuiti, curato dagli allievi e dalle allieve della Scuola Normale, coordinati da Giovanni Guerrieri della compagnia I Sacchi di Sabbia, si intitola E come il vento.
«Io e Roberto Barzanti ci siamo proposti insieme come lettori, in nome della nostra antica amicizia di vecchi compagni di scuola — racconta Adriano Prosperi — Siamo da sempre uniti nel culto leopardiano, che vede Barzanti grande protagonista e trova me fedele seguace». Non hanno scelto loro i ruoli, ma sono i ruoli ad aver scelto loro: «Il dialogo tra Ercole e Atlante è un testo freddo, sardonico, cupo, tutt’altro che facile, come tutte le Operette morali, al contrario dei Canti — prosegue il professore e accademico dei Lincei che ha passato tutta la vita a studiare i movimenti ereticali e l’ Inquisizione — E fa ricorso alla mitologia antica per esprimere pensieri molto duri sul mondo che valgono ancora oggi, con un uso distaccato e critico del linguaggio, dal gusto molto contemporaneo, rappresentando le illusioni della società, la difficoltà di sostenere la grande macchina del mondo svuotata di senso».
Il rapporto tra Prosperi e Leopardi nasce negli anni ’50 quando «da studente scoprii gli Idilli». Poi «l’incontro con la politica e quello col poeta andarono di pari passo, nell’aperto conflitto tra un Manzoni vissuto come “vecchio”, alla lunga insopportabile come compito scolastico, e un Leopardi amatissimo perché vivo, moderno, “giovane”».
Pisa, ci racconta Prosperi, è stata «molto importante per Leopardi: è qui che ritrova il suo cuore antico, è qui che scrive A Silvia. Era una città che allora gli apparve viva, animata, aperta al mondo, ed è una cosa che noto e ricordo ogni volta che passo davanti al palazzo della Sapienza, oggi vuoto come il mondo descritto nel nostro dialogo, ma che ai tempi del poeta ospitava persone da tutto il mondo, feste e incontri, in un misto di “cittadino e di contadino”, di intellettuali stranieri e bottegai che parlavano in vernacolo, ma anche di intellettuali che parlavano in vernacolo come Fucini». Era una Pisa «che affascinava l’anima romantica dei tedeschi, metà città e metà campagna, il cui fascino del silenzio di dannunziana memoria rimane ancora oggi, sia pur in lontananza, perché ormai è diventata
❞Il regista Guerrieri Il clou sarà il 28 giugno con 150 cittadini lettori, nella chiostra del Palazzo della Carovana
una città rumorosa come tutte le altre, che non ha più corpo, non ha più economia, dove non puoi far altro che sperare di diventare titolare di una pizzeria se non vuoi esserne il cameriere».
Leopardi non amò mai Firenze. Ma amò molto Pisa. «Qui ha lasciato tracce di affetto che si ritrovano poi — prosegue Prosperi — quando la sorella Paolina tornò le fecero una gran festa, tanto che decise di risiedere qui all’Hotel Vittoria, dove ancora oggi viene conservato il suo appartamento». Ed è proprio l’Hotel Vittoria la sede principale della manifestazione E come il vento, insieme a Palazzo Roncioni. «Ho coordinato un gruppo di pochi ma validissimi normalisti con cui abbiamo ideato questo percorso, molto filologico, lungo dieci giornate piene dove ogni volta c’è qualcosa da scoprire — spiega il regista teatrale Giovanni Guerrieri — Abbiamo deciso di leggere integralmente il corpo delle Operette morali e dei Canti e poi, nella sera del 28 giugno, che sarà il giorno clou, poesia, musica e immagini si incontreranno all’interno della chiostra del Palazzo della Normale dove i 150 cittadini-lettori daranno voce ciascuno a un segmento del corpo poetico leopardiano, mentre il gruppo musicale Campos campionerà in diretta le voci trasformandole in suoni e intersecandole con immagini animate proiettate grazie a uno speciale algoritmo che porta la visione leopardiana nel contemporaneo». Nel mezzo si alternano una serie di conferenze che affrontano Leopardi da varie prospettive. «Abbiamo creato una staffetta che a sua volta ha dato corpo a una comunità di miriadi voci di tutte le età ed etnie che si cimentano con una lingua così difficile ritrovandosi intorno al fuoco della grande letteratura ottocentesca».

foto: Adriano Prosperi e Roberto Barzanti leggono il Dialogo d'Ercole e di Atlante;
L articolo di E.Semmola su Corriere fiorentino

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