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Data e ora di inserimento: (20-06-2019, 11:59:24)

Clicca per visualizzare le immagini associateAntonio Moresco – Scrittore italiano (n. Mantova 1947). Dopo aver compiuto un difficile apprendistato di cui dà conto in Lettere a nessuno (1997) documentando criticamente le difficoltà di accesso all’industria letteraria, ha pubblicato nel 1993 la raccolta di racconti Clandestinità, in cui sono già presenti i temi che sostanziano la sua opera, resi in uno stile asciutto e iperrealista che ne accresce l’impatto drammatico: quello della solitudine, in primo luogo, attraversata da una dimensione del sogno come straniamento da sé, cui si affianca il motivo ricorrente di una ricerca affannata di senso che si dipana attraverso percorsi obliqui e instabili. Il fulcro dell’opera di M. ruota intorno alla trilogia L’increato, costituita da Gli esordi (1998), Canti del caos (edito in due volumi nel 2001 e 2003) e Gli increati (2015). Tra le sue altre opere: La cipolla (1995), Lo sbrego (2005), Scritti di viaggio, di combattimento e di sogno (2005), Merda e luce (2007), La lucina (2013), Fiaba d'amore (2014), I randagi (2014), Piccola fiaba un po' da ridere e un po' da piangere (2015), L'addio (2016), Fiabe da Antonio Moresco (2017) e, entrambe nel 2018, L'adorazione e la lotta e Il grido. Fondatore nel 2003 del blog Nazione indiana, nel 2005 ha creato la rivista telematica e cartacea Il primo amore.

La motivazione del premio
Antonio Moresco è, tra tutti gli scrittori italiani contemporanei, il più leopardiano.
Nei suoi libri, Leopardi è presenza costante: nominato e citato assai spesso, è interlocutore privilegiato e diventa persino personaggio. Leopardi è "il primo e l'ultimo amore", come si legge ne Lo sbrego.

Al pari di Leopardi, Moresco ha della letteratura una concezione altissima, lontana anni luce da ogni forma di intrattenimento o di gioco fine a se stesso. Alla letteratura Moresco chiede, come Leopardi, di affrontare questioni fondamentali: il significato dell’esistenza cosmica, lo scopo e i modi del vivere, il problema del male.
Per Moresco la scrittura è una questione di vita o di morte, non certo l’unico ma il più importante dei modi per incidere sulla realtà. Una forma di azione che scardina consuetudini sclerotizzate, convenzioni, luoghi comuni.
Pur rappresentando, nella sua opera, prospettive inquietanti e apocalittiche sul nostro presente e sul nostro futuro, lo sguardo del Moresco narratore e critico riesce ad aprire, come in Leopardi, varchi di speranza e spazi di utopia.

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