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Data e ora di inserimento: (30-05-2005, 09:44:43)

Clicca per visualizzare le immagini associateCENTRO NAZIONALE DI STUDI LEOPARDIANI
CENTRO MONDIALE DELLA POESIA E DELLA CULTURA “G.LEOPARDI”
RECANATI CITTA’ DELLA POESIA



di Donatella Donati

L’itinerario dei soggiorni leopardiani nelle città di Roma, Milano, Bologna, Firenze, Pisa e Napoli può comprendere oggi anche la Villa delle Ginestre nella quale durante il periodo napoletano Giacomo trascorreva i mesi più caldi dell’anno. Il giorno della sua morte, il 14 giugno del 1837, due volte la carrozza che avrebbe dovuto condurlo colà era giunta sotto il portone della casa di Vico Pero, dove abitava con Ranieri. Per due volte, nonostante gli sforzi per vestirsi e stare in piedi, Giacomo dovette dire che non ce la faceva, si sentiva troppo male. Si fece accompagnare a letto da Ranieri, si coricò, ebbe appena il tempo di dire “Antonio non ti vedo più” e spirò per un collasso cardiocircolatorio. La Villa delle Ginestre, ai piedi del Vesuvio, ebbe sicuramente grande importanza per la composizione della Ginestra e dell’ultimo canto, Il tramonto della luna, dove il paesaggio è quello che si vede dalla villa con qualche intrusione delle memorie recanatesi. Il restauro della villa è avvenuto tramite il contributo determinante della legge Leopardi nel mondo, promossa dall’on. Franco Foschi e gestita dal Centro Studi di Recanati di cui è presidente Per questo era stato espresso stupore alla notizia della sua inaugurazione senza invito o informazione al Centro stesso. Ma sembra che di inaugurazione non si sia trattato. Così ci ha riferito il presidente del Consorzio delle Ville Vesuviane, l’architetto Paolo Romanello, venuto a Recanati da pellegrino, come ha simpaticamente detto alla Contessa Anna Leopardi, vicepresidente del Centro, per invitare ad una manifestazione di apertura della villa il prossimo 12 giugno. A Romanello è stato mostrato nel Museo didattico il grande spazio dato al soggiorno napoletano di Leopardi e all’amicizia con Ranieri che tra l’altro gli fece fare la maschera mortuaria dalla quale il pittore Domenico Morelli ricavò un realistico ritratto di Leopardi (esposto nel Museo) a quasi 39 anni e, con l’integrazione delle informazioni di Ranieri, ne rappresentò vivacemente l’aspetto giovanile e quasi ancora adolescenziale, con gli occhi celesti, l’incarnato fresco e i capelli castani, folti e senza un filo bianco. Nel Museo c’è anche il manifestino del 1937 in cui si pubblicizzò la partenza per Napoli da Portorecanati di un treno predisposto per condurre qualche centinaia di recanatesi alla cerimonia di seppellimento nel Parco delle Rimembranze dell’urna con i resti simbolici del loro concittadino.

La Giunta Leopardiana, che gestì la legge 'Leopardi nel mondo', ha avuto come suo importante membro l’Editore napoletano Gaetano Macchiaroli, una persona di alto spessore culturale, con il quale il Centro ha continuato ad avere stretti rapporti e che si è occupato di tutte le iniziative napoletane per il Bicentenario fino alla pubblicazione dei primi due numeri, in collaborazione tra l’Orientale di Napoli e il Centro mondiale della Poesia di Recanati, della rivista 'Poetica'.

Oggi il rapporto instaurato con l’architetto Paolo Romanello e Giuseppina Maria Oliviero, commissaria straordinaria dell’Ente Ville Vesuviane, chiude il cerchio di un viaggio poetico leopardiano che ha luoghi di riferimento in tutta la penisola.

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