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Data e ora di inserimento: (16-01-2019, 10:56:23)

Sono già al lavoro gli operai al Centro Nazionale Studi Leopardiani per una manutenzione straordinaria da cielo a terra dell’immobile realizzato subito dopo la guerra. “E’ il frutto, spiega il suo presidente Fabio Corvatta, dell’accordo siglato nel luglio 2017 tra il Comune, il Fai (Fondo ambiente italiano), il nostro Ente e il Centro Mondiale della Poesia e della Cultura”.
A finanziare i lavori è lo stesso FAI che già ha messo mano al primo lotto di interventi che ha riguardato, su progetto dell’architetto paesaggista Paolo Pejrone, in modo particolare la sistemazione e riqualificazione botanica dell’Orto con la valorizzazione complessiva della vegetazione e delle fioriture coerenti con lo spirito dei giardini di campagna dell’Ottocento, la ricostruzione di alcuni pergolati in ferro e l’adeguamento e la sistemazione dei percorsi per consentire l’apertura al pubblico. Nei prossimi mesi, molto probabilmente ad aprile, si riuscirà ad inaugurare il nuovo look dell’orto delle monache e con settembre saranno conclusi anche i lavori relativi al Centro Studi.

“Una vera rivoluzione, spiega ancora Corvatta, perché, una volta conclusi i lavori, l’ingresso al Colle sarà possibile solo attraverso il Centro. Il progetto del Fai prevede la riorganizzazione di tutti gli spazi interni con la realizzazione di una grande sala all’ingresso, utilizzata dal Fai stesso per illustrare e far conoscere la sua attività, e l’allestimento del museo del Centro dove sarà possibile consultare tutte le carte leopardiane digitalizzate, vedere i manoscritti, il quadro del Morelli, la maschera funebre, il busto, insomma tutti i cimeli leopardiani in possesso del nostro Ente di cultura che verranno esposti in un sistema di museo diffuso accompagnando il visitatore sino all’ingresso al Colle dell Infinito.

Sono molto felice di questo accordo con il Fai, commenta infine Fabio Corvatta, che pone una fondamentale garanzia sul futuro dei luoghi leopardiani tanto cari all’intera umanità e sul territorio di una città come Recanati resa unica dalla poesia di Leopardi. Credo che il nostro ruolo sia quello di creare, proprio attraverso questo patrimonio culturale, un ponte verso il mondo una cinghia di trasmissione per aprire rapporti per iniziative non solo culturali ma anche economiche e commerciali”.

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