La Vita
Cronologia delle opere
I Canti
Le Operette Morali
Lo Zibaldone
Diario Del Primo Amore
Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani
Pensieri
Recanati città della poesia
CNSL (Centro Naz.le di Studi Leopardiani)
Centro Mondiale della Poesia
Parco Letterario
Giunta Naz.le Leopardiana
Cattedre Leopardiane
Casa Leopardi e Casa Antici
Avvenimenti
Iconografia
Città
Lettere autografe
Laboratori
Multimedia
L'infinito nel mondo
Home - NEWS
Data e ora di inserimento: (04-04-2018, 11:34:28)

Convegno della Società Leopardiana Tedesca
presso l’Università di Bonn
18-20 luglio 2019



Leopardiane arti del vivere
Strategie anti-pessimistiche nell’opera di Giacomo Leopardi


La poesia e la filosofia di Leopardi vengono comunemente descritte esclusivamente o almeno in modo predominante, talora persino in maniera addirittura paradigmatica come pessimistiche, sebbene l’autore stesso si sia ripetutamente pronunciato contro una tale lettura tanto oscura quanto riduttiva. Eppure «filosofia» nella storia dei concetti significa sempre anche «arte di vivere», e le opere di Leopardi, sia la sua prosa (soprattutto le Operette morali) che la sua poesia (Canti, Frammenti), il suo diario filosofico (Zibaldone, Pensieri) come anche le sue lettere abbracciano tutte le strategie anche anti-pessimistiche che possono essere riassunte in modo complessivo sotto il concetto di «Lebenskunst» ovvero «arte del vivere», quindi in un concetto di cui Leopardi stesso si serve esplicitamente quando parla della soppressione della «veemenza dei desiderii» (Pensieri LXXIX) e della sua variante dell’atarassia come arte del vivere.

Leopardi si è espresso più volte, anche nello Zibaldone, riguardo a strategie anti-pessimistiche, come quando scrive di un «pezzo di vera, contemporanea poesia», dalla cui lettura si può dire «che essa aggiunge un filo alla tela brevissima della nostra vita» (Zibaldone 4450). Ma non solo al diario filosofico – circa il concetto antropologico di assuefazione – si lasciano ricollegare molte altre riflessioni in questa direzione. Da prendere nuovamente in considerazione dalla prospettiva qui proposta sarebbero, inoltre, ad esempio, le osservazioni di Leopardi a proposito della prima concezione poetologica di romanticismo e del futuro letterario dell’Italia e dell’Europa, all’incirca a partire dal Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica (1818). Come indica, tra l’altro, la teoria del piacere, molto citata, ma a sua volta interpretata spesso per così dire in chiave pessimistica, le relazioni in Leopardi sono naturalmente sempre di natura dialettica – tuttavia non per questo già pessimistiche, come anche la visione scettica o piuttosto scetticista del mondo e in esso soprattutto dell’uomo non è da equiparare in nessun modo direttamente con il pessimismo: così la più celebre poesia leopardiana L’infinito offre nella metafora del naufragio una via di fuga dal ‹semplice› fallimento ovvero dal semplice naufragio; e allo stesso modo la Storia del genere umano, parafrasi della Genesi tanto congeniale quanto piena di spirito che apre le Operette morali, non affonda nel mare del pessimismo, ma getta piuttosto uno sguardo sulla vita umana in certo qual modo legato alle arti del vivere.

Non è possibile escludere la presenza dell’umorismo in modo particolare dalle Operette morali, ma anche dalle altre opere del poeta di Recanati, come – oltre ai testi stessi – proprio negli anni scorsi diverse pubblicazioni hanno dimostrato non solo a proposito dell’ironia, ma anche riguardo al comico o al riso in Leopardi. Ciononostante, in settori della ricerca su Leopardi permane alquanto persistentemente la – presunta – distinzione fra i tre cosiddetti pessimismi di Leopardi, addotta al contempo per dividere l’opera in fasi tra loro distinte: all’iniziale pessimismo individuale seguirebbe il più ampio pessimismo storico che alla fine si estende al pessimismo cosmico. Tuttavia, per citare solo un esempio, già a livello della genesi dei Canti, l’Ultimo canto di Saffo contraddice questa comune classificazione, poiché da una parte l’idillio è scritto prima del 1823, considerato anno di cesura verso il cosiddetto pessimismo cosmico, dall’altra però mette in scena in una veste storica il passaggio dalle canzoni agli idilli. A tal riguardo, il convegno indagherà altresì in che misura questa suddivisione temporale dell’opera in sezioni sulla base del criterio del pessimismo sia minata anche dagli stessi singoli testi, dal momento che questi sono più complessi di quanto il modello teleologico pratico vorrebbe far credere.

Non da ultimo si potrebbe postulare contro la lettura tradizionale che l’opera di Leopardi, appunto perché il tema della futilità dell’esistenza è così centrale, presenta riflessioni anti-pessimistiche. Dunque, per mezzo dell’estetica, attraverso il desiderio di scrittura letteraria che trova espressione nei testi, gli scritti di Leopardi necessariamente assumono significato e in più rispecchiano ogni volta proprio questa condizione: anche ciò rappresenterebbe una delle centrali strategie anti-pessimistiche. Poiché persino lì dove, come in A se stesso, l’«inganno estremo» viene distrutto, dove la vita sembra solo essere «Amaro e noia» e sfocia in una frase come «e fango è il mondo», il testo non si esaurisce in un pessimismo ridondante, la poesia si impone piuttosto come melodia linguistica di ricca sonorità e come immaginario di grande effetto che resta attuale fino al presente.

In considerazione delle leopardiane arti del vivere, delle strategie anti-pessimistiche nella sua opera complessiva, nell’ambito del convegno possono essere poste domande critiche anche in relazione al confronto molto diffuso di Leopardi con Schopenhauer e Nietzsche, che nel merito – ossia nel contenuto poetologico e filosofico – in qualche aspetto sembra discutibile. Viceversa, l’opera di autori come Samuel Beckett ed Emil Cioran, i quali a loro volta sono rappresentanti di una corrente anti-pessimistica nell’ambito di quello che si potrebbe chiamare il pessimismo della letteratura moderna, apre anche prospettive su Leopardi: non a caso Beckett nel suo scritto su Proust (1930) definisce l’arte del vivere di Leopardi come «the ablation of desire» – assimilando così il pensiero sopra menzionato e la su citata «arte del vivere».

In tal senso, in occasione del convegno potrebbero essere indagati anche diversi aspetti della ‹ricezione produttiva› dell’opera di Leopardi, così variegata e per niente semplicemente ‹pessimistica›.

Il convegno è organizzato in maniera congiunta dalla cattedra di Letterature Romanze dell’Università di Bonn e dalla Società Leopardiana Tedesca e avrà luogo dal 18 al 20 luglio 2019 presso l’Università Rheinische Friedrich-Wilhelms-Universität di Bonn. Preghiamo gli interessati di inviare entro il [b]31 maggio 2018 all’indirizzo della Presidente della Società Leopardiana Tedesca, Prof. Dr. Barbara Kuhn ( barbara.kuhn@ku.de ) le proprie proposte di contributo, indicando il titolo e un breve riassunto dell’intervento.

Lieti di ricevere Vostre proposte e di una Vostra partecipazione
Prof. Dr. Barbara Kuhn (barbara.kuhn@ku.de)
Katholische Universität Eichstätt-Ingolstadt
Romanische Literaturwissenschaft I
Universitätsallee 1,
D – 85072 Eichstätt
Tel.: +49 (0) 8421 93-21538

Dr. Milan Herold (mherold@uni-bonn.de)
Rheinische Friedrich-Wilhelms-Universität Bonn
Wiss. Mitarbeiter am Lehrstuhl für Vergleichende Romanistische Literaturwissenschaft / Mediävistik
Am Hof 1
D – 53113 Bonn
Tel.: +49 (0) 228 73-7402
[/b]

P.IVA: 00325900439 - www.leopardi.it - Powered by Mercurio Net