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Data e ora di inserimento: (20-11-2017, 10:21:22)

Clicca per visualizzare le immagini associateUn famoso titolo leopardiano, Idilli , come leggerlo, evitando, a proposito dell’Infinito, mistificazioni tuttora pronte a riproporsi?

E in che senso la Saffo di una canzone di Leopardi è un’allieva di Achille? E a proposito delle Ricordanze: proviamoci a rileggere questo «poema lirico» del ritorno a casa non dimenticando la memoria leopardiana appunto del ritorno: un gran tema, secondo Giacomo, anzitutto della lirica delle origini, e dopo, subito dopo, dell’epos.

E, mettiamo, Stesicoro, un antenato quasi muto per noi, perché c’entra parecchio con le suddette Ricordanze? E Sofocle? O più in generale: come immagina, sente, pensa, canta il poeta dei Canti? Sono molte le domande cui si dà una risposta nuova e coraggiosa, in questo libro. Pescando sempre in profondo; incontrando di continuo i Greci, l’Inizio.

E, d’altra parte, non pochi sono i personaggi della prima modernità narrativa che nel libro si danno convegno: da Rousseau a Werther, a Chateaubriand. Ma è ad Achille che Leopardi guarda di continuo. E noi siamo invitati a farlo con lui. Diceva Hölderlin che Achille è l’ enfant gâté della Natura. Giacomo, l’escluso, invece, come la sua Saffo, dalla Natura, non può appassionarsi a quella figura che conosce egualmente l’affetto, l’amore e la ferocia, se non dall’infinita distanza del desdichado.

Eppure non cessa di rispecchiarsi in «quella singolarità», che, come Napoleone coi francesi, «c’innamora». In quella morte giovane e, splendido nodo, nella consapevolezza che l’accompagna: da, ha detto Goethe, «uomo compiuto». Tra gli eroi di Omero, per esempio, un ascolto significativo spetta, nei Canti, pure a Odisseo¬Ulisse. Però, per tracce inequivocabili, dall’Infinito all’Ultimocanto di Saffo, da A Silvia alle Ricordanze, ad A se stesso e oltre, Leopardi torna e ritorna soprattutto ad Achille. E si unisce a coloro che si commuovono per lui, o, in un’avvolgente coralità epica, dialogano con lui: Teti, la madre divina e tenera, o Patroclo, Ettore, Fenice, o i suoi cavalli. Segue il controcanto (privilegiati gli anni 1750¬1840 circa) di sedici immagini, per la maggior parte legate al tema¬Achille.

Gilberto Lonardi ha insegnato a Verona, come professore ordinario, Storia della letteratura italiana, e Critica dantesca e Storia della tradizione classica. Ha tenuto corsi a Parigi e a Tours. Ha scritto, fra l’altro, su Manzoni, D’Annunzio, Michelstaedter, Sereni, Giorgio Orelli e sul Dante dei moderni. Su Montale: Il Vecchio e il Giovane, Zanichelli 1980; Il fiore de addio , il Mulino 2003; Winston Churchi e il bulldog, Marsilio 2011. Quanto a Leopardi: Classicismo e utopia nella lirica leopardiana, Olschki 19862; Leopardismo, Sansoni 19902; L’oro di Omero. L’«Iliade», Saffo: antichissimi di Leopardi, Marsilio 2005 (premio Moretti; premio La ginestra).

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