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L'infinito nel mondo
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Data e ora di inserimento: (07-03-2017, 09:09:55)

Clicca per visualizzare le immagini associatePier Vincenzo Mengaldo, Rolando Damiani, Luigi Blasucci, Isabella Adinolfi, “ ‘Io nel pensier mi fingo’. Seminario leopardiano a quattro voci”, Genova, Il Melangolo, 2016

Dalla quarta di copertina

Chi di noi non conosce a memoria l'Infinito o A Silvia? Chi non ricorda la pagina dolente dello Zibaldone sul giardino malato? O quella in cui il nulla è colto come il fondamento di tutte le cose e di Dio stesso? Leopardi è un classico, e non solo per noi italiani. Ma che significa essere un grande classico? Quando e come lo si diviene? A queste domande, cogliendo un carattere essenziale della grande arte, la sua singolarità e dipendenza dalla personalità dell'autore che l'ha prodotta e insieme la sua vocazione all'universalità, la sua originalità e unicità e insieme il suo essere quasi anonima, Calvino cosi rispondeva: "I classici sono libri che esercitano un'influenza particolare sia quando s'impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale". Questo è il grande mistero dell'arte: all'inizio v'è Giacomo Leopardi, individuo singolare e casuale fino al limite dell'accidentale, alla fine il poeta Giacomo Leopardi divenuto, grazie alla sua opera, universale e necessario nella sua singolarità.

A questo e ad altri temi leopardiani guardano, da angolature diverse e persino opposte, i saggi di Pier Vincenzo Mengaldo, Rolando Damiani, Luigi Blasucci e Isabella Adinolfi raccolti in questo volume.


Indice del volume

ISABELLA ADINOLFI, Prefazione

PIER VINCENZO MENGALDO, Leopardi, il classico

ROLANDO DAMIANI, Ragione e poteri del “caro immaginar”

LUIIGI BLASUCCI, Il posto degli “Idilli” nei Versi del ’26

ISABELLA ADINOLFI, Superba grandezza o prudente rinuncia? L’ “Enchiridion” di Epitteto nelle opposte interpretazioni di Pascal e Leopardi

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