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Data e ora di inserimento: (11-02-2005, 16:58:20)

Clicca per visualizzare le immagini associateL’aspetto di GIACOMO LEOPARDI


Nei giorni passati si è molto parlato e ancora si parla della possibilità di riesumare il corpo del Leopardi o quel che ne resta, se di lui si tratta, e nasce spontanea la domanda di chiedersi che aspetto avesse.
Può sembrare curioso ma di Giacomo Leopardi fino al 1825 non esiste nessun ritratto o disegno che possa ricordarcelo. L’unico è un mezzo busto eseguito a matita dal vivo nel 1826 a Bologna e la descrizione corporea nel passaporto del 1919:
età 21
statura piccola
capelli neri
fronte -
sopracciglia nere
occhi cerulei
naso ordinario
bocca regolare
mento simile
viso -
carnagione pallida
segni apparenti -

Ma torniamo un attimo indietro a prima del 1819, alla sua prima infanzia

Sembrerebbe provata l’esistenza, di un altro disegno o di un olio o comunque di un ritratto giovanile del poeta –forse andato perduto!- perchè lo stesso Giacomo ce ne fa riferimento ne 'I ricordi d’infanzia e d’adolescenza'
“ La mia faccia aveva quando io era fanciulletto e anche più tardi un so di sospiroso e serio che essendo senza nessuna affettazione di malinconia le dava grazia ...... come vedo in un mio ritratto fatto allora con verità, e mi dice di ricordarsi molto bene un mio fratello minore di un anno - Carlo ndr- giacchè io allora non mi specchiava.(....)
Ritorniamo dunque al 1825 Giacomo ha già compiuto i ventisette anni. E’ a Bologna e dopo molte insistenze da parte dell’amico Brighenti acconsente a farsi ritrarre per una edizione delle sue opere in preparazione di stampa. Il ritratto fu affidato al già noto ritrattista Luigi Lolli e completato nel 1826. L’incisore Guadagnini successivamente avrebbe tracciato a bulino e riportato su rame il ritratto a sanguigna del Lolli.




Lo stesso Giacomo si descrive nel dicembre del 1817 al Giordani
“ Del fratellone (non fratellino come voi lo chiamate, ch’egli è alto e fatticcione da metter paura a me scriatello e sottilissimo).. “e ancora nel marzo del 1818 “ Mi sono rovinato infelicemente e senza rimedio per tutta la vita, e rendutomi l’aspetto miserabile e dispregevolissima tutta quella gran parte dell’uomo, che è la sola a cui guardino i più”.

Appena un anno prima sempre il Giordani le ripeteva con insistenza
“... che pensi d’acquistar vigore al corpo ….: pensi a procurarsi robustezza e giocondità di spirito, e prontezza di umori, cogli esercizi corporali e coi divertimenti “ replica Giacomo due settimane dopo
“veramente la complessione non è debole ma debolissima, ” il Giordani cercò di consigliare all’amico recanatese il ballo, l’equitazione o il nuoto per dare “ vigore allo stomaco, alacrità alla testa, robustezza alle membra, serenità all’animo”.
Già nel 1813 l’attento zio Carlo- fratello di Adelaide- era preuccupato per lo stato di salute del nipote. La scoliosi non era ancora così apparente ma comunque già ben manifestata, scriveva al cognato Monaldo
“Se Giacomo interompesse la sua logorante applicazione con l’esercizio delle arti cavalleresche, cesserebbero i miei timori....io mi sgomento al pensiero che voi avete un figlio ed io un nipote di animo forte e di corpo gracile e poco durevole”.
Il Marchese Solari di Loreto, intimo della famiglia leopardi, che trasferitosi a Macerata scrive
“Lasciò in Recanati Giacomino (così lo chiamava) di circa sedici anni sano e diritto, e indi a un lustro di là tornato, lo trovò consunto e scontorto”

L’aspetto di Giacomo si rovina dunque fra i tredici e i venti anni com’egli stesso ricorda al Giordani (5 marzo 1818)
“ Insomma mi sono rovinato con sette anni di studio matto e disperatissimo, in quel tempo che mi si andava formando, e mi si doveva assodare la complessione”.


Nel 1825 l’Avv.Brighenti e amico del poeta scrive:
“ andai col Giordani lunedì sera ad accogliere Leopardi che veniva dalle Marche. Me lo figuravo diverso; e quando lo vidi scendere dal legno con un certo berrettino di maglia, una palandra del tempo di Pio VI, un pò gobbo, magro e con gli occhi abbarbagliati e cisposi, mi parve impossibile che dovesse essere quel mare di scienza che il Giordani dice”.
L'aspetto fisico di Giacomo delude chi lo guarda senza aver tempo di essere affascinato dalla sua personalità: cosi accade per il Dott. Gerolamo Cioni che con il poeta fece il viaggio da Firenze a Pisa nel 1827 " Gobbo davanti e di dietro, esile, pallido...Occhio mi sembra celeste, delicato, chieto, dolce: capelli castagni, finissimi. Deforme, eppure gentile...". Dello stesso parere l'inglese Henry Crabb Robinson a Firenze nel 1831 che incontra il Leopardi e annota nel suo diario: "In quel periodo ebbi occasione di vedere il poeta Leopardi, uomo di genio indiscusso e persona irreprensibile. Apparteneva ad una nobile famiglia ed era studioso, ma era di costituzione delicata, malaticcio, deforme ….".
Lo stesso De Sanctis –il primo grande critico letterario italiano- quando ebbe occasione di incontrare personalmente il Leopardi a Napoli dopo esserne rimasto affascinato leggendo le sue opere, rimase deluso nel vederlo così minuto, ma nel breve attimo di un incrocio d’occhiate si perse nella profondità di quell’occhio ceruleo e capì la grandezza dell’uomo che aveva di fronte!

Ecco come lo stesso leopardi si vedeva in una sorta di autoritratto scrivendo alla sorella nel marzo del 1826 :
“ Se per rassomigliarmi a Carlo non ti pare che mi manchi altro che la grassezza, consolati, che io m’accorgo, e tutti con meraviglia mi dicono, che mi sono ingrassato moltissimo”. Quindi, com’egli stesso testimonia, una straordinaria somiglianza con il fratello Carlo con la sola variante della delicatezza di corporatura. Il fratello Carlo infatti era anch’egli molto molto esile di corporatura, con gambe molto lunghe.


Nei passaporti rilasciati rispettivamente all’età di 27 , 28 e 31 anni non viene riportata alcuna descrizione, forse per rispetto o per pietà sullo stato fisico del nobile poeta.
Esiste, però, un’unica contraddizione nella verifica della statura che nel primo risulta piccola, nel secondo bassa e nel terzo del 1826 giusta.
Il quarto passaporto trascura ogni sorta di descrizione.

Sono del Ranieri le ultime e più complete notizie sull’esteriorità del leopardi
“ Fu di statura mediocre, chinata ed esile di colore bianco che volgeva al pallido, di testa grossa, di fronte quadra e larga, d’occhi cilesti e languidi, di naso proffilato , di lineamenti delicatissimi” e a pagina 121 del Sodalizio lo decrive con “ ampissima fronte”.

In una lettera scritta e spedita al Ranieri nell'agosto del 1837 Monaldo Leopardi dà notizie biografiche sul poeta dimostrando con i fatti tutte le sue attenzioni consapevole della genialità del figlio.
" Il mio amatissimo Giacomo nacque alli 29 di giugno del 1798(....) Da bambino fu docilissimo, amabilissimo, ma sempre di una fantasia tanto calda apprensiva e vivace, che molte volte ebbi gravi timori di vederlo trascendere fuori di mente…. Successivamente, ancorchè non mostrasse mai robustezza, in casa non è stato mai un giorno in letto.(...) Un'altra volta dandosi a pensare sul modo di respirare, avvertiva che non poteva farlo liberamente, e anche questa fu una grande tribolazione per noi”

L’aspetto di Giacomo Leopardi, quindi, è quello di un uomo dalla fronte larga, con occhi celesti e capelli castano chiari finissimi. La sua corporatura calcolata –dall’unico femore della cassa mortuaria- intorno a m. 1,70 se lo sviluppo fosse stato normale, senza cioè prendere in considerazione il danno rachideo subito nell’età dello sviluppo e il conseguente abbassamento della statura per la flessione della colonna vertebrale.
Il Ranieri dopo la morte del Leopardi fa eseguire dal giovane artista Domenico Morelli – l’opera è conservata presso il museo del Centro Nazionale Studi Leopardiani di Recanati- un ritratto ad olio tratto dalla maschera mortuaria e dalle sue stesse indicazioni:

“ il giovane artista (Morelli) non mi pare senza valore; .. per tentare di fare meglio o manco male” “ Egli ne lavora un terzo.. ...Una cosa trovai in quel primo ritratto: che gli occhi erano troppo poco aperti; e gli feci molto aprire, ma sempre era poco. Pure non potetti insistere, perchè si guastava il ritratto. La somiglianza dei ritratti dalla maschera è fortuna più che arte”
L’elaborazione finale del famoso ritratto del Morelli costò quindi all’artista napoletano ben tre anni di lavoro e magari qualche delusione.

Il lavoro del Morelli è un’ottima fotografia dell’ultimo Leopardi; la perizia dell’artista sul colore dell’incarnato, sul colore degli occhi, sui capelli finissimi e per finire sul difetto appena visibile della camicia che s’intravede sotto la giacca a dimostrare una qualche gibbosità, lo rendono un documento leopardiano importantissimo.


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