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Data e ora di inserimento: (23-01-2012, 18:46:13)

Clicca per visualizzare le immagini associateUn lutto per la cultura e per la società italiana: la scomparsa di Vincenzo Consolo.
Il grande scrittore, devoto a Leopardi, si è spento a Milano il 22 gennaio all’età di 78 anni.


La morte di Vincenzo Consolo è un lutto non soltanto per la letteratura, ma anche per la società italiana. Scrittore raffinato, dalla prosa complessa e ricca di accensioni liriche e oniriche, Egli, infatti, è stato sempre animato da una forte tensione morale e civile, con una devozione più volte dichiarata per Leopardi, oltre che per i suoi conterranei Verga e Pirandello: il suo Lunaria (1985) prende spunto proprio dalla famosa “caduta della luna” leopardiana.
Nato nel 1933 a Sant’Agata di Militello, in provincia di Messina, dal 1968 prese dimora a Milano, dove lavorò per la RAI e come consulente della Einaudi, ma sempre restando legatissimo alla sua terra natale. Rita Borsellino, sorella del giudice assassinato dalla mafia, dopo aver appreso la notizia della Sua morte, ha dichiarato: “Vincenzo Consolo è stato tra i più grandi scrittori e intellettuali italiani, un maestro della letteratura mondiale. Ma a me piace ricordalo soprattutto per il suo rapporto con la Sicilia, per l’impegno verso una terra che ha amato profondamente e che ha raccontato con grande maestria e poesia. Sognava una Sicilia capace di cambiare, rinascere, riscattarsi. Odiava la mafia e con le sue opere e il suo impegno è stato un faro della lotta per la legalità. Io che ho avuto il grande onore di conoscerlo e di essere considerata da lui un'amica, oggi mi sento più sola”.
Alle Celebrazioni leopardiane del 29 giugno 2008, Consolo tenne una lectio magistralis sul tema Le “ceneri infeconde”. Visioni del mondo in Leopardi e in Verga, poi pubblicata nel n. 6 (2010) della “RISL. Rivista Internazionale di Studi Leopardiani”, col titolo Le “ceneri infeconde”: la matrigna natura in Leopardi e in Verga.
In quella occasione la Città di Recanati e il CNSL gli conferirono il premio “Giacomo Leopardi”, con una motivazione scritta dal Suo amico Antonio Prete, che qui riportiamo:

“Con la scrittura narrativa, con la saggistica e con la poesia, Vincenzo Consolo ha raccolto e interpretato, in maniera profonda e originale, quell’intreccio tra invenzione letteraria e critica della civiltà, tra affabulazione fantastica e critica del costume che fu proprio di Leopardi.
Scrittore allo stesso tempo italiano e mediterraneo, siciliano ed europeo, Consolo ha sempre attinto al tesoro straordinario della lingua italiana, alla ricchezza della sua tradizione, imprimendo alle forme espressive una tonalità e uno stile tra i più incisivi e riconoscibili della nostra letteratura.
Da La ferita dell’aprile del 1963 al Sorriso dell’ignoto marinaio del 1976, da Lunaria del 1985 a Retablo del 1987, da Nottetempo, casa per casa del 1992 a Lo spasimo di Palermo del 1998, per dire solo di alcuni scritti, Consolo ha dato vita a personaggi e paesaggi, a caratteri e visioni che consegnano al lettore, con grande senso teatrale e insieme meditativo, un affresco del Sud, della sua energia, delle sue contraddizioni, delle sue relazioni, storiche e di costume, con il resto del Paese.
Accanto al rapporto – di ascolto e di ripresa poetica – con l’antica sapienza greca, Consolo ha suggerito con la sua opera il disegno di una società libera da tentazioni regressive ed egoistiche, aperta nell’accogliere la pluralità della sua storia, dei suoi saperi, delle sue radici mediterranee”.

Nella foto: Vincenzo Consolo, nell’Aula Magna del Comune di Recanati, riceve il Premio “Giacomo Leopardi” da Fabio Corvatta, allora Sindaco della città, e dalla compianta contessa Anna Leopardi (29 giugno 2008).

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