| Data e ora di inserimento: (10-03-2010, 11:07:52)
Nella foto."Il portone attuale dell'abitazione di Leopardi a Pisa, in via della Faggiola odierno numero civico 21 (già portone di casa Comandoli).
Nell'anello del battente un mazzolino di fiori posto da Giuseppina Antoni".
-----------------------------
Giuseppina Antoni, che aveva dedicato all’insegnamento dei giovanissimi gran parte della sua vita e scritto alcuni racconti pubblicati in antologie scolastiche, era stata insignita del titolo di Cavaliere per meriti culturali dal Presidente della Repubblica. Ma la sua vita era stata anche dedicata allo studio e al culto di Giacomo Leopardi e conosceva ogni particolare della sua opera e della sua vita. In anniversari leopardiani, che non erano solo quelli della nascita e della morte del poeta, ma in date in cui Leopardi aveva scritto particolari poesie o in ricorrenze di eventi della vita di lui, la signora poneva – o, se malata, faceva porre – un piccolo mazzo di fiori sul battente del portone della casa, in via della Faggiola, dove Leopardi aveva abitato a Pisa dal novembre 1827 al giugno 1828. Il mazzolino era sempre composto da un fiore di stagione, un rametto d’alloro, una rosa. Questo atto di straordinaria fedeltà al poeta e di rara sensibilità era da lei compiuto in assoluto anonimato.
Fiorenza Ceragioli, che fa parte del nostro Comitato scientifico, quando nel 1997-98 curò la mostra “Leopardi a Pisa”, riuscì a scoprire l’identità di colei che compiva quel gesto, la conobbe ed ebbe numerose occasioni di parlarle e di illustrarle, tra l’altro, le attività e le finalità del Centro Nazionale Studi Leopardiani. In quel periodo ebbe anche modo di stringere un’amicizia con le due persone che sono state sempre vicine a Giuseppina Antoni: il giornalista Leopoldo Gori e il dott. Mauro Del Corso.
La signora Antoni, che recentemente è mancata, ha lasciato al CNSL, con il suo testamento, un appartamento situato nel centro storico di Pisa e che si affaccia su quel Lungarno, che aveva tanto entusiasmato Leopardi. Così il poeta ne scriveva alla sorella Paolina: «questo lung’Arno è uno spettacolo così bello, così ampio, così magnifico, così gaio, così ridente, che innamora: non ho veduto niente di simile né a Firenze né a Milano né a Roma; e veramente non so se in tutta l’Europa si trovino molte vedute di questa sorta».
L’episodio è una commovente testimonianza di come il culto di Leopardi vada al di là dei severi studi di critici, filologi e filosofi. E nel contempo costituisce un riconoscimento, non meno prezioso di quelli che vengono dal mondo della cultura accademica, per il lavoro svolto negli ultimi anni dal CNSL.
|