| Data e ora di inserimento: (08-02-2010, 11:58:07)
La poesia e il pensiero sull’amore attraversano integralmente l’opera di Giacomo Leopardi, intrecciandosi con i motivi centrali del suo universo concettuale, in particolare con la complessità dei temi legati alla rappresentazione lirica della figura femminile. Dire l’amore e dire la donna significa confrontarsi con l’immensa tradizione della filosofia e della poesia che fa capo a Platone e a Petrarca; significa dunque esperire la contraddizione di codici culturali e letterari secolarmente consolidati e messi alla prova di una modernità che li interroga da nuove prospettive, percorrendoli in profondità fino a superarli con forme radicalmente innovative.
Leopardi si colloca entro una millenaria tradizione fondata su un rapporto di reciproco incremento tra amore e conoscenza, ponendo l’esperienza amorosa al livello più alto delle potenzialità umane. L’amore è prova estrema quanto solitaria, che coinvolge le ragioni emotive, mentali, estetiche, etiche nella loro totalità e porta con sé, come ogni umana esperienza, il destino della fine e della morte; ma l’interrogazione sulla natura dell’oggetto d’amore, sulla donna, si allarga a riflessioni che oltrepassano la pur densissima concettualizzazione relativa al tema reale/ideale, giungendo a guardare alla figura femminile da un ben più partecipato punto di osservazione: la donna è non solo immagine di una impossibilità esistenziale e di un’assenza, non solo è la seduttiva, allettatrice Aspasia, è anche la creatura che più rappresenta la fragilità dei viventi. Se la cultura secolare le impone infatti di essere ammantata di belle forme, pena il rifiuto e il disamore, la peculiarità biologica la rende possibile oggetto di violenze moltiplicate, come si legge in quel testo, pressoché sconosciuto, scritto per una donna morta in seguito a pratica abortiva per mano di un chirurgo: testo certo ben lontano dagli esiti più alti della poesia leopardiana, ma straordinariamente denso e attuale. E se, come Leopardi fa dire a Tristano, il corpo è tutto, nel corpo della donna transitano i segni essenziali della vita e della morte e si condensa il senso della universale fragilità.
NOVELLA BELLUCCI insegna Letteratura italiana all’Università “La Sapienza” di Roma. A studi storico-culturali sulla produzione critica e letteraria ottocentesca – prevalentemente con indagini sull’età della Restaurazione italiana ed europea e sugli scambi Italia/Francia – ha unito interessi letterari e teorici rivolti in particolare alle forme private di scrittura (autobiografie, diari, lettere), alla letteratura di viaggio, alla produzione femminile. A Leopardi è dedicata la maggior parte dei suoi lavori (edizioni, saggi, monografie), tra cui Leopardi e i contemporanei (Ponte alle Grazie, 1996), Leopardi a Roma (con Luigi Trenti, Electa, 1998), Introduction a Giacomo Leopardi, Discours sur l’état présent des moeurs en Italie (Les Belles Lettres, 2003).
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