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Data e ora di inserimento: (26-11-2001, 10:17:53)

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LUIGI BLASUCCI
ROMANO PAOLO COPPINI
ENRICO GHIDETTI
presentano la pubblicazione del Gabinetto G.P. Vieusseux, Centro Romantico

Leopardi nel Carteggio Vieusseux
Opinioni e giudizi dei contemporanei
a cura di ELISABEIT[A BENUCCI, LAURA MELOSI, DANIELA PULCI. Firenze, Olschki, 2001

Introduzione
Franco Foschi dir. CNSL

VENERDI 14 DICEMBRE 2001-
AUDITORIUM DEL CENTRO MONDIALE DELLA POESIA E DELLA CULTURA

Importante presentazione leopardiana a Recanati
Verrà presentata a Recanati il 14 dicembre alle 17 presso il Centro nazionale di studi leopardiani da Luigi Blasucci, Romano Paolo Coppini ed Enrico Ghidetti la pubblicazione in due volumi del Gabinetto Vieusseux Leopardi nel Carteggio Vieusseux. Opinioni e giudizi dei contemporanei 1823-1837, edita da Olschki. La pubblicazione raccoglie per la prima volta tutta la corrispondenza intercorsa tra Leopardi e Vieusseux e tra Vieuessex e gli intellettuali del tempo che collaboravano alla famosa rivista l' Antologia, da lui diretta e che ha avuto tanta parte nel risveglio della cultura italiana nel periodo di formazione delle idee risorgimentali. Il carteggio tra Vieusseux e Leopardi consta di 71 lettere nelle quali emerge la stima reciproca, l' amicizia e l' affetto. Vieusseux curerà l' edizione fiorentina dei Canti e si attiverà presso gli amici toscani per stabilire nel 1830 una sovvenzione che consenta a Leopardi di lasciare Recanati e di stabilirsi a Firenze. Nelle 276 lettere tra Vieusseux e i suoi c
orrispondenti il nome di Leopardi è spesso citato con considerazione e affetto e molti chiedono di lui, della sua salute, dei suoi scritti. La personalità di Leopardi e la sua collocazione nel contesto degli intellettuali del tempo ne risultano ampiamente chiariti così come viene meglio illuminato il quadro della cultura toscana nell' età della restaurazione. Elisabetta Benucci, Laura Melosi e Daniela Pulci hanno curato la pubblicazione che ha una premessa di Maurizio Bossi del Gabinetto Vieusseux, e una presentazione di Franco Foschi, presidente della giunta nazionale leopardiana che ha finanziato l' operazione nell' ambito del bicentenario della nascita di Leopardi. .
(D.D.)

PREMESSA



Se dovessimo indicare in forma estremamente sintetica il complesso e multiforme ruolo del Gabinetto Vieusseux nella prima metà dell'Ottocento, non vi è dubbio che potremmo definirlo uno dei luoghi di elezione della cultura italiana, quei luoghi che posero intellettuali e ceti dirigenti di fronte alla dimensione europea delle problematiche e delle aspettative dell'epoca.
In relazione all'esperienza del Gabinetto Vieusseux la figura di Leopardi spicca in tutta la sua peculiarità, che il pensiero del Novecento ha voluto interpretare come assolutamente antitetica rispetto alle prospettive e all'impegno di quell'ambiente. Certo, le stesse affermazioni di Leopardi e il suo ripetuto sottrarsi alle profferte di diretto coinvolgimento nelle iniziative di Vieusseux sono incontrovertibili; eppure vi è qualcosa, e qualcosa di importante, ancora da comprendere nell'universo di amicizie e di affetti che comunque caratterizzarono i rapporti di Leopardi con Firenze e la Toscana. Non tanto, o non solo, per una ricostruzione delle fisionomie degli interlocutori spesso pochissimo note e dei più o meno intensi o contraddittori legami che ebbero vita tra il 1823 e il 1837. Quanto piuttosto per leggere con maggiore attenzione il tessuto degli interessi, delle prospettive, anche delle ansie e talvolta delle disperazioni nei quale si inserisce la presenza di Leopardi. E, non ultimo, per c
omprendere quanto l'incontro con la grande impresa culturale di Vieusseux giovò a far conoscere Leopardi negli ambienti intellettuali italiani più vivi.
Si offriva, a questo scopo, il vasto e complesso epistolario di Vieusseux, denso di fatti e di emozioni, oltre che di progetti e di aspirazioni: ricercare al suo interno i riferimenti a Leopardi, presentare il contesto in cui essi appaiono, valutare le attenzioni che li accompagnano è parsa strada conveniente per significativi ritrovamenti.
D'intesa e in cordiale collaborazione con la Giunta Nazionale Leopardiana presieduta da Franco Foschi che ha incoraggiato e finanziato il nostro progetto nell'ambito delle iniziative su «Leopardi nel mondo», si è svolta quindi una capillare ricerca per rintracciare le lettere in cui fossero presenti giudizi, opinioni o anche semplici accenni a Leopardi. Sono circa ventimila le lettere di cui è stato eseguito lo spoglio, che ne ha rintracciate poco meno di trecento,
dal primo apparire del nome di Leopardi in una comunicazione di Antonio Benci a Vieusseux del maggio 1823 sino alla morte del poeta. Lettere contenute sia nel Copialettere del direttore del Gabinetto Scientifico Letterario, sia nel fondo Vieusseux che raccoglie le lettere a lui inviate, cedute dagli eredi alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, sia nei fondi Capponi, Tommaseo e Carteggi vari, sempre nella Biblioteca Nazionale.
Il contesto che è emerso dall'intenso e competente lavoro di ricerca di Elisabetta Benucci, Lauta Melosi, Daniela Pulci amplia notevolmente la cerchia delle persone vicine a Vieusseux con cui Leopardi fu in contatto diretto o indiretto, così come l'ambito degli argomenti trattati; e mentre rafforza in modo significativo l'immagine di Leopardi come l'ammirato poeta civile da cui si attendevano grandi cose, ne inserisce la presenza in una circolazione di pensieri i cui oggetti specifici sono posti in evidenza e commentati nei saggi introduttivi delle curatrici. Ma al di là di questi temi, la caratteristica saliente di tale contesto ècostituita in buona parte dal disagio morale di un'epoca in ricerca, preoccupata di essere all'altezza delle complesse questioni che la sua coscienza poneva circa il confronto dell'uomo con l'universo e con la società. Risulta con evidenza quanto diffusa fosse quell'ansia di crescita morale che nel caso dell'ambiente di Vieusseux si sostanziò in progetti concreti volti all
a maturazione comune nell'ambito civile. Quei progetti che Leopardi non ritenne mai appartenere al proprio orizzonte, certo più per le loro sicurezze che per le esigenze spesso pressanti che li ispiravano, e che furono causa di incomprensioni profonde sino all'ostilità.
Proprio per ricomporre un quadro tanto vasto e articolato si è ritenuto di pubblicare per intero le lettere, piuttosto che antologizzare i soli brani strettamente rispondenti all'argomento del volume. Allo stesso fine il corredo di note circostanzia ciò che accompagna i riferimenti a Leopardi, nell'intento di collocare quei riferimenti nel vivo svolgersi delle vicende e delle riflessioni dell'ambiente di Vieusseux. 11 criterio quindi che ha presieduto al vasto lavoro di annotazione, altrimenti suscettibile di divenire talmente eterogeneo da risultare dispersivo, ha privilegiato tre ambiti di fondamentale interesse. Si trattava di rendere espliciti i richiami a Leopardi, annotati nella loro integralità e, per le altre parti delle lettere, di concentrarsi sugli elementi relativi all'attività di Vieusseux nonché sulla coeva produzione e circolazione di libri e periodici. In particolare da quest'ultimo ambito emerge con grande risalto la 'biblioteca' viva dell'epoca nella quale venivano a inserirsi le ope
re di Leopardi di cui trattano le lettere. Una cospicua rassegna di cui è stato ritenuto utile dare nel volume un indice, per ricostruire la costellazione di letture che alimentava dibattiti e orientamenti.
La scelta di tale criterio ha reso purtroppo necessario limitare i riferimenti bibliografici ai contributi direttamente inerenti alle questioni trattate; spiace
perciò non aver potuto dar conto di alcuni lavori per altro verso assai significativi e in particolare di una parte della produzione legata al bicentenario.
E parso opportuno, perché il quadro fosse completo, inserire tra le tante voci che compongono il volume quella dello stesso Leopardi, anch'essa con i suoi giudizi e le sue opinioni su uomini, opere e vicende, attraverso il carteggio con Vieusseux, documento di grande eloquenza sulle prospettive cli un e-poca, nonché testimonianza di un'amicizia nutrita dalla reciproca stima.
L'attenzione al contesto della vita e dell'opera di Leopardi ha contrassegnato gran parte delle maggiori iniziative che hanno avuto luogo nel decennio fra il centocinquantesimo anniversario della morte e il bicentenario della nascita. Soprattutto i convegni che si sono svolti in Italia e all'estero, a Barcellona, Piacenza, Padova, Roma, Bologna, Trieste, Recanati, Birmingham, Parigi, Napoli, Pavia hanno rappresentato in tal senso una feconda occasione di in-contro e di riflessione, lasciando un'ampia messe di risultati che gli atti stanno progressivamente ponendo a disposizione, con tale ampiezza di temi da costituire una rilettura di grande portata dell'età di Leopardi.
Tra questi si pone con un suo particolare significato il convegno che si èsvolto al Gabinetto Vieusseux nel giugno 1998 su «Leopardi a Firenze. Il Carteggio Vieusseux e gli amici di Toscana», per molti aspetti complementare a questo volume, e i cui atti sono di imminente pubblicazione. Leopardi nel Carteggio Vieusseux e gli atti del convegno compongono quindi un disegno unitario volto a gettare più luce sui rapporti tra Leopardi e i contemporanei.
Un tale impegno, consono all'attività del Gabinetto Vieusseux che sui dalle sue origini si è posto appunto come luogo di incontro e di confronto, non intende certo significare che la riflessione sui contenuti dell'opera leopardiana debba essere accantonata per concentrarsi esclusivamente su ricerche di ambiente e sui personaggi 'minori'. Vuole piuttosto ribadire con forza che proprio la grandezza di Leopardi può essere meglio compresa se meglio si conosce un epoca complessa e contraddittoria come quella del primo Ottocento in cui visse.
MAURIzIo Bossi
Gabinetto Vieusseux, Centro Romantico
PRESENTAZIONE



Da oltre un decennio, il Progetto «Leopardi nel mondo», coordinato dalla Giunta Nazionale Leopardiana, si è trasformato in un grande laboratorio di ricerca, che ha consentito di ampliare oltre ogni possibile previsione la conoscenza di Leopardi, della cultura del suo tempo e delle relazioni che direttamente o indirettamente ebbe con i contemporanei.
Così, a differenza cli quanto spesso avviene per gli anniversari, il bicentenario della nascita è diventato non solo l'occasione di una nuova lettura delle opere, ma anche di una serie di autentiche scoperte di personaggi, di legami culturali, di significati e giudizi che aprono una fase necessaria di riflessioni sulla inutilità di tanti luoghi comuni che ancora dominano l'opinione corrente su Giacomo Leopardi.
fl paziente lavoro di ricerca scientifica condotto con l'aiuto della Giunta Nazionale Leopardiana, di comune accordo con i Centri culturali e le Università, a cominciare dalle città in cui il Poeta soggiornò, non è che l'avvio di una nuova serie di approfondimenti e di analisi, che sono già cominciate.
Sapevamo fin dall'inizio che la ricerca sistematica avviata dal Centro Romantico del Vieusseux sotto la guida cli Maurizio Bossi e compiuta da Elisabetta Benucci, Laura Meiosi e Daniela Pulci, avrebbe consentito di trovare nell'enorme carteggio raccolto da quel singolare personaggio europeo una messe di notizie preziose; ma ora, di fronte alla mole di documenti consultati e raccolti, si sente subito il desiderio di scavare nei molteplici percorsi che si aprono davanti ai nostri occhi.
Penso, ad esempio, al lavoro attentissimo di Laura Meiosi sulle Operette morali e l'«Antologia», o a temi di grande attualità come quelli relativi alla cultura scientifica di Leopardi, che trovano nei documenti del Vieusseux e del tempo fiorentino motivi di chiarimento ulteriore (si vedano nel volume i rapporti con il matematico e fisico Guglielmo Libri e gli acuti giudizi che questi espresse su Leopardi). Non per caso nel recentissimo Dizionario biografico degli scienziati e dei tecnici (Zanichelli 1999) è stato inserito Giacomo Leopardi con riferimento seppure parziale alle ricerche avviate nel corso del bicentenario.
L'accuratissirno apparato di note e la cospicua serie di riferimenti bibliografici consentono di approfondire le ricerche su personaggi per il passato solo frammentariamente studiati in rapporto a Leopardi. E il caso dell'Abate Lamennais, più noto per la successiva polemica con l'altro Leopardi, Monaldo. Ma in fondo, il Lamennais contrario all'Infallibilità prelude alla parabola della «Voce della Ragione» e al rapporto che essa ebbe con l'«Antologia». Avendo nel corso degli anni studiato un po' le carte della rivista pesarese, trovo molto interessanti i riferimenti emersi dalla ricerca, ben sintetizzati da Laura Melosi. Ad esempio quelli relativi a Giuseppe Ignazio Montanari, a proposito del quale non è infondato cercare ancora altri documenti, che sono probabilmente nell'Archivio della «Voce della Ragione» e nella corrispondenza inedita di Monaldo con Annesio Nobili.
In una nota pubblicata sugli «Atti della Deputazione di storia patria per le Marche» (1997) avevo sintetizzato alcuni aspetti della diffusione della «Voce della Ragione» e della sua dura contrapposizione all'«Antologia». il periodico monaldiano, che arrivò ad avere 2000 associati, ricevette in quattro anni quasi 1200 articoli da oltre 300 autori. Monaldo non per caso riuscì a tessere rapporti autorevoli con «La voce della Verità» di Modena e il «Cattolico» di Lugano: nel mondo del conservatorismo cattolico contava, e l'editore Nobili fu molto aiutato dalla Curia.
Ora i dati che emergono da questo volume smentiscono la tesi che si trattasse di una rivistina fatta alla meglio in casa Leopardi, e il Vieusseux lo sapeva bene. Ne è un segno la lettera da lui inviata ai Redattori della «Voce della Verità» di Modena, e in copia anche a Monaldo. La risposta di quest'ultimo (lettera CCXLIV), malgrado la protesta di «candida benevolenza», contiene durissimi giudizi: «Vanno deplorabilmente errati quelli i quali pensano di stabilire la pubblica felicità sul sovvertimento dell'ordine e di concordare la religione di Gesù Cristo coi dogmi della rivolta. Nulla di meno posso assicurare che...».
Ma c'è di più. A Recanati, al Centro Nazionale di Studi Leopardiani, si conservano circa 300 lettere di Monaldo al Nobili, che possono portare un contributo importante alla conoscenza di alcuni retroscena e di certe furberie proprie della personalità di Monaldo. Fuor di dubbio il Vieusseux aveva ragione a sospettare che Monaldo avesse brigato per la chiusura dell'«Antologia». Nelle lettere al Nobili appare chiaro, come anche in quelle agli amici di Modena. Certo lo aveva fatto con prudenza, come quando aveva imposto al Nobili di sostituire un articolo relativo all'«Antologia» già stampato sul primo fascicolo della «Voce della Ragione». La cosa si ripeté il 3 giugno 1832, allorché soppresse un nuovo scritto intorno alla rivista di Vieusseux: «mi guarderò bene dall'immischiarmi nelle questioni letterarie», fu la spiegazione data al Nobili,
ma in realtà Monaldo sapeva di avere interlocutori assai temibili su quel terreno ed evitava così lo scontro.
Il 23 luglio 1832 arrivò da Modena un articolo del Veratti ancora contro l'«Antologia». Monaldo lo accantonò, ma intanto avviava la corrispondenza con i redattori della «Voce della Verità» per la soppressione della rivista fiorentma, alimentando lo scontro con le proprie ragioni.
Sarei tentato di continuare, tante sono le suggestioni per una ricerca 'incrociata' che nascono dalla lettura di questo volume, che fa desiderare comunque di continuare nella collaborazione multicentrica che è stata così felicemente avviata da dieci anni.
Vorrei e dovrei dire di più sul saggio di Elisabetta Benucci, a proposito dell'edizione dei Canti del 1831, che si aggiunge alle importanti ricerche che in questi anni ha pubblicato. Il contributo originale ed elegante di Daniela Pulci sugli interessi linguistici, infine, richiama alla mia memoria il Convegno recanatese su «Lingua e stile» di Leopardi e aggiunge ad esso notizie preziose e documenti che definiscono la sostanziale unità della politica culturale di Vieusseux e del suo gruppo in materia linguistica, e nel contempo evidenziano le autonome convinzioni di Leopardi, che forse lo tennero distaccato dall'attività della rivista in questo campo. Magari anche a questo si riferiva il Vieusseux quando, nella lettera a Grassi (CVI) scriveva: «Caro amico, è un gran mestieraccio quello di direttore e collaboratore di giornale».
A tutti voglio dire grazie per la cura degli indici, la paziente lettura del carteggio, le trascrizioni, le schede sugli autori e la bibliografia accurata.
Ma il significato di tanti anni di lavoro è stato perfettamente còlto da Maurizio Bossi nella sua premessa e da Enrico Ghidetti nella sua prefazione al volume, che giustamente esprimono la convinzione che le opinioni e i giudizi raccolti su Leopardi tra il 1823 e il 1837 impongano una riscrittura, o almeno una attenta revisione della storia della fortuna e della critica leopardiane, ma anche un nuovo ritratto della cultura toscana del tempo.

FRANCO FOSCHI
Presidente della
Giunta Nazionale Leopardiana

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