@ garzoncello
un momento:
1- sicuramente Leopardi non era l'unico nel suo genere, ma era il migliore -meaning il più intelligente, il più profondo, il più bravo (se ce ne sono di migliori, sono a me e ai più sconosciuti).
2- Leopardi era un privilegiato: embè? Lo dice anche lui, che se non fosse stato tale non avrebbe avuto la possibilità di studiare e riflettere a suo agio, e in definitiva di diventare chi diventò.
3- Leopardi viaggiava, faceva vita sociale, si teneva in contatto con gli intellettuali del suo tempo. Il passero solitario è una "persona poetica", che comunque esprime quello che Leopardi si sentiva di essere: diverso dagli altri (superiore?), non avrebbe mai potuto far parte di un gruppo quale che fosse, sarebbe rimasto sempre solo.
4- Mi sembra estremamente difficile vedere nella poesia di Leopardi solo rose, viole e ermi colli, anche sforzandosi. Che queste rose e viole poi siano solo di carta è scontato come dire che i cowboy di Leone o gli alieni di Spielberg sono solo di celluloide.
5- Perchè Leopardi soffrisse e di cosa soffrisse non lo sappiamo: la psicanalisi è una scienza molto controversa (e molto poco adatta alla poesia). Di certo era virile abbastanza per affontare il suo dolore, per conviverci, per interrogarlo e trarne materiale per alcune delle opere più belle della nostra letteratura.
Garzoncello, secondo me è una crociata giustissima, quella per riportare alla luce autori ai quali Giacomo poteva essersi ispirato: e per quegli autori stessi, che magari non meritano l'oblio, e perchè così si mette in mostra maggiormente la sua grandezza e unicità. Cercare di sminuire quella grandezza però è inutile, visto che furono proprio i contemporanei a proclamarla, e i posteri a confermarla. |