Per comprendere Leopardi, per poterlo sentire, occorre sensibilità delicata e profonda, spirito di discernimento raffinato, cultura aliena da prevenzioni letterarie codificate (anche Manzoni, prigioniero della forma allora in voga, non riusciva a capire come si potessero giudicare poesie le liriche di Leopardi) e soprattutto possedere un orecchio finissimo, come per la musica, per poter capire che dei "giri armonici", anche se contengono note più o meno simili, non danno lo stesso risultato e non sono altrettanto vere se queste note si dispongono in maniera diversa sul pentagramma perchè la musica che ne risulterà sarà coinvolgente o meno a seconda dell'animo che la compone e del suono che ne risulta.
Si può parlare della luna, della solitudine di un passero, di qualunque altra cosa a nostra disposizione, se ne può parlare per secoli, ma queste cose di cui si parla possono essere fini a se stesse e non alla poesia finchè non sia un poeta vero che ne stabilisca i termini poetici facendole proprie e rendendo così utili anche i versi di chi ha scritto quelle cose prima di lui.
Mi dispiace, Garzoncello, ma la tua provocazione non ha detto nulla di nuovo circa la formazione letteraria del Leopardi che si sa grandissima e chiaramente non aliena da suggestioni precedenti che lui ha fatto proprie ed espresso in forma di gran lunga più indimenticabile. Perchè cosa può fare un poeta del calibro di Leopardi se non infondere il vero in cose artificialmente costruite a beneficio dei lettori? e finalmente far sentire come la poesia non sia una mera costruzione di parole, ma vita vissuta dall'uomo "dalla testa al calcagno" (Feuerbach) nel corpo e nella coscienza, totalmente?
E' la vita che trionfa sempre in ogni cosa, così che non sono stati gli accademici a decretare la grandezza di Giacomo, ma la vita stessa sua e di chi lo ha conosciuto e amato.
Un abbraccio a Carmelina, magnifica nella sua profondità, come sempre. |