Cara Carmelina,
non solo "tropp' arte nuoce a noi" ecc. ma la troppa erudizione, e anche quella arte che nel frattempo per taluni è diventata erudizione, nuoce molto più di quanto non si voglia credere. Questa primavera scrissi di un periodo in cui gli scrittori chiedevano di essere recensiti da altri scrittori piuttosto che da critici, o sedicenti tali, spesso discreti giornalisti che scrivevano sotto il peso di una erudizione capace di stordire anche le menti più interessanti. Si suol dire che un vero poeta è comunque un buon critico, e che un critico vero è quanto meno un poeta mediocre. E allora invece di sentire studiosi che vogliono conoscere l'umidità dell'acqua cercando nei libri, (nei quali troverano parole e poi altre parole e poi ancora parole) io direi che questi eruditi si spoglino dell'eccesso di cultura che appanna anche le migliori intelligenze e spogliandosi facciano un bel tuffo nell'acqua, un bagno di umiltà, così conosceranno finalmente di persona che cosa realmente è l'umidità dell'acqua.
In un romanzo di Arpino portato sullo schermo e magistralmente interpretato da Vittorio Gassman c'è una figura di erudito che possiede una biblioteca enorme e che a un certo punto si accorge con sconcerto che - da lui stesso o da qualcuno che ha osato entrare nella sua biblioteca? - un libro dell' "olimpico Goethe" è stato collocato nello scaffale accanto a uno del "delirante Joyce". Solo c'è una cosa che dispiace riferire: quel personaggio interpretato da Gassman è uno schizofrenico delirante in cura presso uno psichiatra.
Non è la prima volta che si sente qualcuno dire che la musica dopo Mozart è tutta da buttare via. Ma santo cielo... e oggi qualcuno sostiene che il Jazz dopo Coltrane è praticamente finito. E' vero che in Occidente si ha la sensazione che tutto sia stato fatto, (anche per il cinema si ha la sensazione che non ci sia più molto da dire e il romanzo è ormai considerato un genere ottocentesco che con la fine dell'ottocento non ha più nessuna ragione d'esistere) ma possibile che bisogna farsi prendere da un "passatismo" che dovrebbe disgustare ogni mente pensante, e non, tutt'al più credere alla circolarità del Tempo per cui tutto può essere recuperato quale elemento di sintesi in un livello superiore di integrazione? Proprio non mi va giù. Credere che poesia valida sia solo quella in rima fa pensare veramente a chi vuole buttar via tutta la musica dopo Mozart.
Io non ho niente contro la poesia in rima. Ma a dire il vero non ho niente nemmeno contro la poesia che canta la tristezza o che usa parole che dovrebbero essere di encomio per situazioni angoscianti: se l'io moderno è diviso e la poesia ne dà conto io plaudo alla poesia, non dico che quella poesia è un compitino sbagliato. Talvolta il poeta è anche un medium che riporta sulla pagina ciò che l'operaio, il funzionario, il magistrato o chiunque altro non saprebbe notificare a un pubblico di utenti. |