Carissima Carmelina
Hai ragione quasi su tutto, tranne forse sul pensiero che il poeta classico antico, avesse una certa possibilità di libertà nel poetare in versi. Purtroppo non è così... la metrica classica non ammette modifiche ad uno schema fissato e precisato. LA metrica classica, che purtroppo Giacomo non conosceva affatto bene, e lo dimostrano in pieno le Odae Adespotae e i pochi esametri greci da lui scritti o i versi presenti nelle ultime pagine dello Zibaldone, è quantomai priva di libertà per il poeta, il quale, pensa, non aveva nemmeno la libertà di scegliere il metro col quale comporre... infatti l'argomento era soggetto all'azione normativa del metro classico. Mi spiego meglio... se un poeta decideva di comporre epica, di certo non poteva farlo in endecasillabi catulliani, ma solo ed esclusivamente in esametri, o meglio in esametri eroici! se si voleva comporre poesia d'amore... il distico era d'obbligo...per la lirica la situazione è sostanzialmente la medesima, l'argomento doveva essere espresso in dati versi, che erano convenzionali per quel tipo di "discorso", una mutazione di metro sarebbe stata inaccettabile. Solo forse Orazio ruppe le regole. Tantomeno ipotizzabile per i greci, e poi per i latini, era lo scrivere prosa senza una cognizione metrica. Infatti chiunque abbia anche solo familiarità con oratori sommi come Isocrate o Iseo, sa perfettamente di come quelle composizioni in prosa siano strutturate seguendo dei rigidi canoni metrici! (certo in quel caso le clausule metriche usate non sono rigide come in poesia, ma molto ben strutturate e ricorrrenti... sengo di uno studio indescrivibile).
a presto |