Amici, buongiorno a tutti.
Ieri sera, rileggevo le prime pagine dello Zibaldone e, rimanendo come sempre affascinata da quelle immagini-visioni iniziali,che emergono dal ricordo, dalla forza immaginativa notturna, e dalle quali il pensiero razionale sembra quasi scaturire ed attingere la forza per articolarsi ed esprimersi,facevo questa considerazione.
Che cosa è la Poesia, quali siano i suoi contenuti, fini ecc. è una delle prime tematiche che Giacomo si pone.
Ora, non vi sembra che anche in Giacomo aleggiasse un po' il mito di una poesia, quella degli antichi, di Omero, in cui la freschezza e la forza dell' ispirazione, derivanti da un rapporto ancora incontaminato con la natura, rendessero meno importanti gli aspetti formali?O, quantomeno, mi sembra di capire, il poeta antico poteva affrontare il problema delle regole formali con una certa noncuranza, sicuro come era di dare voce a contenuti originali e veri.
I moderni, purtroppo per loro, devono fare i conti con un' ispirazione che ha perso la sua fonte spontanea e naturale e, per questo, devono ingegnarsi di più sul piano della forma e delle regole, affinchè la poesia mantenga, almeno nell' apparenza, quella freschezza che irrimediabilmente ha perduto. La pagina a cui mi riferisco è la 10, ma anche poco sopra Giacomo dice:
"Provatevi a respirare artificialmente, e a fare pensatamente qualcuno di quei moltissimi atti che si fanno per natura; non potrete se non a grande stento e men bene. Così la tropp' arte nuoce a noi: e quello che Omero diceva ottimamente per natura, noi pensatamente e con infinito artifizio non possiamo dirlo, se no mediocremente, e in modo che lo stento più o meno quasi sempre si scopra". |