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1798 Il 29 giugno
Nasce a Recanati dal conte Monaldo e Adelaide Antici e gli viene imposto il nome di Giacomo, Taldegardo, Xaverio.

1803
A causa di alcune poco chiare speculazioni di Monaldo i beni di famiglia passano sotto l’amministrazione della moglie Adelaide e monaldo si ritira nella sua attività di letterato dilettante.

1807
Con i fratelli minori Carlo e Paolina e sotto la guida del precettore don Sebastiano Sanchini e del pedagogo don Vincenzo Diotallevi Giacomo inizia i suoi studi

1809
Compone la sua prima composizione poetica, il sonetto La morte di Ettore. Inizia il suo lavoro culturale da lui stesso definito ‘Indice delle produzioni ....’

1810-1811
Intensifica la sua operosità letteraria scrivendo poemetti, epigrammi, prose filosofiche, ( denominati Puerilia) e una tragedia nel 1811: Pompeo in Egitto.

1813-1816
Si dedica a ricerche erudite (Storia dell’Astronomia, Saggio sopra gli errori popolari degli antichi) e a varie indagini filologiche sorprendenti per il rigore e la precisione. Inizia da solo lo studio del greco. Fra le molte traduzioni, importante quelle della Batracomiomachia pseudo-omerica, che riprenderà altre due volte e sul cui canovaccio, negli ultimi anni, innesterà i Paralipomeni. Sposa le idee politiche, ultralegittimiste, del padre: come testimonia l’Orazione agli Italiani, in occasione della liberazione del Piceno. Esordisce con le sue prime pubblicazioni: Notizie istoricbe e geografiche sulla città e chiesa arcivescovile di Damiata (Loreto 1816); la traduzione del primo libro dell'Odissea e altri saggi di traduzione sulla rivista di un editore milanese, Fortunato Stella, Lo spettatore italiano e straniero ». In una Lettera ai compilatori della Biblioteca Italiana, non pubblicata, prende posizione nella nascente polemica sul romanticismo contro Madame de Staèl ed a favore dei classicisti. Scrive la cantica Appressamento della morte, un cui frammenta sarà accolto nel’35 nella pubblicazione dei Canti (è il XXXIX).

1817
Pubblica sullo Spettatore » l’inno a Nettuno, fingendo trattarsi della traduzione da un originale greco, e due odi apocrife in greco, presentate come autentiche. Innamoratosi, o credendosi innamorato, della cugina Geltrude Cassi, scrive Il primo amore. Inizia la sua amicizia epistolare con Pietro Giordani, che lo incoraggia nei suoi entusiasmi letterari, orienta il suo gusto, riceve le prime confessioni della sua infelicità fisica e sentimentale. Comincia a prendere siste- maticamente nota dei suoi progetti, meditazioni estetiche filosofiche, pensieri di lingua e di costume nello Zibaldone, il grande diario intellettuale che continuerà fino al ‘32.

1818
Compone il Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica, prima trattazione sistematica della sua originale poetica. Si conclude la sua conversione politica: è ora patriota, repubblicano, democratico: scrive All’Italia e Sopra il monumento di Dante. Ultima eco dell’amore per la Cassi, una seconda elegia che diventerà il frammento XXXVIII dei Canti.

1819
È un anno decisivo: il suo stato di salute lo obbliga a sospendere per alcuni mesi gli studi; è una spinta a chiarire la propria condizione di solitudine, di noia, e a maturare il suo ancora indeterminato pessimismo. La ribellione all’ambiente familiare in cui soffoca la sua ansia di sbocchi e di espansione, culmina in un tentativo poi rientrato di fuga. Scrive L’infinito, Alla luna, il frammento XXXVII, e vari appunti per un romanzo autobiografico che resterà allo stato di progetto.

1820
Ad Angelo Mai, La sera del dì di festa, Il sogno. Scrive alcuni abbozzi di dialoghi, lontano precedente delle future Operette Morali.

1821
La vita solitaria, Nelle nozze della sorella Paolina, A un vincitore nel pallone, Bruto minore.

1822
Alla primavera, Ultimo canto di Saffo, Inno ai Patriarchi, traduce il Martirio de’ Santi Padri, facendolo passare per un volgarizzamento trecentesco: è una prova di virtuosismo letterario che, pubblicata nel ‘26, ingannerà anche questa volta lettori esperti. Nel novembre si reca a Roma. E’ il primo viaggio fuori dei confini di Recanati e ne rimarrà deluso profondamente. Tenta invano di trovare un lavoro nell’amministrazione pontificia.

1823
Torna a Recanati. Scrive Alla sua donna e il Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl italiani, importante tentativo di analizzare la decadenza nazionale e gli effetti nefasti della Restaurazione. Nello scorcio tra questo e l’anno seguente vanno collocate le due traduzioni da Simonide che diventeranno il XL e il XLI dei Canti.

1824
Scrive le Operette morali.

1825
Parte per Milano, dove prende contatto con l’editore Stella, poi passa a Bologna; qui cerca vanamente un impiego, che il governo pontificio non gli concede per le sue opinioni politiche.

1826
Al conte Carlo Pepoli. Ora presta la sua opera, pagata con un sussidio mensile, allo Stella: comincia pubblicando un commento alle Rime del Petrarca.

1827
Sempre per lo Stella, pubblica la Crestomazia italiana, un’antologia della prosa; il medesimo editore stampa le Operette morali. Nel giugno si trasferisce a Firenze; qui a settembre incontrerà il Manzoni. Verso la fine dell’anno passa a Pisa.

1828
Esce la Crestomazia italiana poetica, con cui conclude la sua collaborazione con lo Stella. L’assegno mensile sarà sospeso a novembre; nel frattempo riceve varie proposte di impiego, nessuna soddisfacente (una cattedra di mineralogia a Bonn, una di storia naturale a Bologna). Compone lo Scherzo, Il risorgimento, A Silvia. Nel giugno è a Firenze ma alla fine di novembre, non avendo più mezzi di sostentamento personali, torna a Recanati.

1829
Le ricordanze, La quiete dopo la tempesta. Il sabato del villaggio.

1830
Al concorso bandito dall’Accademia della Crusca le Operette morali ricevono un solo voto, da uno degli amici del circolo Vieusseux, Gino Capponi; vince con tredici voti la Storia d’Italia di Carlo Botta. Poco dopo aver terminato il Canto notturno, nell’aprile torna a Firenze: Pietro Colletta ha raccolto tra gli amici fiorentini un prestito che gli consentirà di vivere per un anno. A Firenze inizia l’amicizia con un esule napoletano, Antonio Ranieri, che gli sarà vicino negli ultimi anni.

1831
Sono in corso i moti dell’Italia centrale; nei rapporti degli informatori della polizia granducale, è segnalato il nome del Leopardi tra i frequentatori dei circoli liberali. Il Pubblico Consiglio di Recanati lo nomina rappresentante aII'Assemblea Nazionale di Bologna: ma sono ormai sopraggiunte le truppe austriache. Nell’aprile escono i Canti per l’editore Piatti: con il compenso probabilmente Leopardi restituisce al Colletta la somma dell’anno precedente. Ma i rapporti tra i due sono ora assai freddi, e il prestito non sarà rinnovato. A settembre è a Roma con il Ranieri.

1832
Il padre Monaldo pubblica un libello reazionario, Dialoghetti sulle materie correnti nell’anno 1831, che viene attribuito, non senza malignità al figlio. L’ Antologia pubblicherà l’energica smentita di Giacomo. Nel marzo è di nuovo a Firenze. Inizia forse a raccogliere i Pensieri e chiude lo Zibaldone.

1833
Si trasferisce con il Ranieri a Napoli, lasciandosi alle spalle lo sfortunato amore per Fanny Targioni Tozzetti; l’episodio non è tuttavia del tutto chiarito dai biografi. Ha presumibilmente già iniziato la composizione dei Paralipomeni, satira dei liberali e dei legittimisti insieme ispirata ad un religioso materialismo. I due sodali vivono in condizioni economiche estremamente precarie; il Leopardi riceve, dal luglio dell’anno precedente, un modestissimo assegno mensile dal padre, e cerca di integrare il bilancio con la pubblicazione delle sue opere.

1834
Esce la seconda edizione delle Operette morali.

1835
Concorda con l’editore Starita di Napoli la pubblicazione in sei volumi dei suoi scritti. Escono intanto i Canti. Qui sono pubblicati per la prima volta Il passero solitario (di data incerta, fra il ‘28 e il’’31), l’imitazione il cosiddetto ciclo di Aspasia (il pensiero dominante, Amore e morte, Consalvo, A se stesso, Aspasia, Sopra un bassorilievo antico sepolcrale, Sopra il ritratto di una bella donne (da collocarsi nello stesso arco di tempo delle precedenti) e la Palinodia (composta con ogni probabilità a Napoli).

1836
Lo Starita stampa la terza edizione delle Operette morali; la censura borbonica ordina il sequestro sia di queste che dei Canti. Scrive La ginestra, il tramonto della luna e i nuovi credenti.

1837
Muore, mentre a Napoli si diffonde un’epidemia di colera: il Ranieri a stento riesce a sottrarne il corpo alla fossa comune. Viene sepolto nella chiesa di San Vitale a Fuorigrotta.Nel 1937 Leopardi è stato traslato al Parco Virgiliano di Fuorigrotta a Napoli.

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